scritti di Umberto

Questa prima selezione accoglie una serie di scritti di Umberto Kühtz legati al tema del "paesaggio".
La corrente selezione sarà consultabile fino al 21 giugno 2021.

Che cos’è un paesaggio?

Umberto Kühtz

inedito

s.d.

Un paesaggio è un’entità composta da innumerevoli e vari elementi che non sono solo quelli naturalistici ed ambientali ma anche quelli umani. L’influenza dell’uomo sul paesaggio è stata sempre importantissima, sia nel bene che nel male. Potersi abbandonare al sole, seduti su un piano fiorito ad ascoltare le voci degli uccelli e del vento e ad assorbire profumi delle piante e dell’erba è una delle gioie più belle che ci possa toccare. Al paesaggio sono ancorati tutti i nostri ricordi. All’epoca dello sbarco degli Alleati in Sicilia noi ci recammo nel Veneto a Susegana in provincia di Treviso e portammo con noi Pia e Consiglia, donne di servizio prese dal fratello del nonno Umberto nell’orfanotrofio di cui era stato presidente. Fu una specie di fuga dalla Puglia perché mia madre temeva chissà quali conseguenze per mio padre di nazionalità tedesca. Fummo ospitati con amore dal nonno Amedeo e da zia Luisa. Fui affascinato dalla natura collinare del terreno e dai nomi inconsueti delle cittadine limitrofe come il fantastico Colfosco, Ponte di piave o come Pieve di Soligo, e Solighetto. Moltissime furono le passeggiate nei boschi limitrofi al paese, conservo ancora con amore un piccolo acquerello eseguito da mio padre che rappresenta alcune case dai tetti rossi e il campanile della chiesa parrocchiale munito dell’orologio con suoneria a campana. È un paesaggio ancora vivo che mi è rimasto nel cuore ed ancora oggi mi dona serenità. I paesaggi che abbiamo vissuto ed amato sono ancora nel nostro cuore, ci arricchiscono e ci aiutano a vivere. Si può senz'altro affermare che il paesaggio è una parte integrante di noi.

La città cosiddetta moderna

Umberto Kühtz

inedito

s.d.

[…] La città cosiddetta moderna, che poi moderna non è affatto ma è la città della speculazione edilizia o, peggio ancora, del contrabbando fondiario, è disgregatrice, meccanizzata, costringe la gente a vivere in casa, distingue nettamente la casa (che diventa una specie di tana) dalla città. Quanto più liberi sono i bambini nella città vecchia nelle strade, nelle corti, nelle piazzole, quanto più diffusi sono i rapporti umani, quanto più vera e disincantata è l’esistenza. Chi di noi non ha mai visto una donna lavare i pavimenti di basole della strada pubblica davanti alla propria abitazione? Ma ci accade nelle città vecchie di Puglia, non lo vedremo mai nella città cosiddetta moderna, dove si invoca e si chiede sempre l’intervento dell’autorità. […]

Non ho mai visto lucciole impazzare come stanotte

Umberto Kühtz

inedito

26/5/1954

Non ho mai visto lucciole impazzare come stanotte. Forse perché è la prima d’estate. S’accendono rapide e si spostano veloci a illuminare il giardino e l’orto negli angoli del muro e sotto le siepi. il cielo è tutto di stelle. Quante cose esistono anche se non le vediamo. anche le lucciole, come noi, hanno atteso a lungo l’estate. La gente oggi rideva per le strade. Quest’anno estate giunge come un amore nuovo. Improvvisa. Primavera non c’è stata. È meglio. Non siamo ancora abituati a belle giornate. L’estate, come l’amore, deve giungere inattesa per coglierne la forza e la verginità.

26 maggio 1954

Mi è sempre piaciuto raffigurare volti umani

Umberto Kühtz

inedito

s.d.

Mi piace, mi è sempre piaciuto raffigurare volti umani – si è sempre detto che il volto è lo specchio o il paesaggio dell’anima. Dopo una lunga serie di volti brutti e cattivi ne ho realizzati ora alcuni che presentano uno sguardo verso le lontananze del cielo e del pensiero e mi propongo di realizzare visi belli, di giovani, di anziani di bambini e di fanciulle. È un momento in cui mi riescono abbastanza bene i paesaggi di fantasia ancorati al ricordo di paesaggi pugliesi, le piante, gli alberi, i fiori. Non voglio mai dimenticare però, che sia nel mondo della natura che nell’umanità coesistono il bello e il brutto la gioia e la disperazione la serenità e l’angoscia.

La dolce campagna veneta sa infondermi serena malinconia

Umberto Kühtz

inedito

1960

La dolce campagna veneta sa infondermi serena malinconia, mi rivive dentro tutto il mondo dell’infanzia perfino attraverso la piccola finestra della stanza che mi ospita: la stessa piccola così erano le finestre nella casa dei nonni. Ora abitano estranei inquella casa grande col giardino ed alberi di fico e di pesche ed una pergola ombrosa, ma sono un po’ tutte le case dei miei avi, queste case venete. A Donà il Piave scorre lentissimo e verde, tanto lieve è l’aria che sembrano giocare gli uomini che lavorano sul fiume attorno alle chiatte. […]

Arizona e Puglia

Umberto Kühtz

inedito

1988

Quest’anno ha piovuto in modo talmente eccezionale che ci è sembrato di aver cambiato regione, di non essere più nella assetata Puglia. Forse avremo anche noi, quest’anno, i prati all’inglese che, altrimenti, sono un’esclusiva della gente ricca. Lungo le strade ci sono grandi nuvole di fiori, bouquet meravigliosi, composti sapientemente da una mano invisibile. Se non fossero lì, nei fossi delle strade, metà per opera delle piogge e del caldo sole che splende fra due giorni piovoso, chiederemmo, come fanno le signore che vengono da noi in campagna, chi è il giardiniere così bravo e raffinato. La natura, o forse è lo stesso Dio in persona che interviene, non sbaglia mai un accostamento di colori, e sono infinite le gradazione dei verdi e dei gialli e dei violetti, come dei bianchi e dei cremisi e di tutti gli altri colori. Mi riprometto una gita sulla Murgia, dalle ampie valli e spianate a vista d’occhio, dove le case e le “masserie”, così sporadiche ed assimilate al terreno, sembrano costruite dalle termiti. Arizona dell’Italia, come la definisce mio nipote che vive a New York.
La Murgia sarà splendida di vegetazione in quest’anno così piovoso.

Le strade di campagna

Umberto Kühtz

inedito

s.d.

Basta procedere, anche assai lentamente, fra una via di campagna limitata dalle insigni architetture di filari d’alberi e muri di sassi, per accorgersi del mutare delle prospettive. Esili strade lontane s’avvicinano, poi le vediamo di scorcio, poi ne siamo padroni nel bel mezzo, infine ci restano alle spalle insieme a casolari, a cipressi, a filari d’ulivi, a gente sperduta nei campi. Certi paesaggi parlano con voci imperiose, cert’altri sommesse: i primi sono splendidi fino alla banalità, i secondi meravigliosi di segreti e di umanità. Gli uni e gli altri si muovono con noi e per noi al nostro camminare.

Il Basso, detto localmente Sottano

Umberto Kühtz

inedito

s.d.

Nei nostri paesi di Puglia molta gente abita ancora nel basso, piccola abitazione di un locale, massimo due, a livello di strada. Per lo più ora vi sono rimasti gli anziani che spesso vedi dietro la vetrina a guardare e salutare quelli che passano, a vivere in mezzo alla gente. Nelle belle giornate siedono anche sull’uscio, nella strada così stretta da non poter sopportare nemmeno il marciapiedi. Strade strette, barriera al caldo e al freddo ma anche al traffico pesante e veloce. Noi, costruttori di città artificiali e disumane, cosa abbiamo fatto di meglio? Abbiamo appeso quegli anziani ai balconi di condomini popolari e non, come in una gabbia per i fringuelli.

Il glicine

Umberto Kühtz

inedito

1988

Aspettavamo gente domenica e di buon mattino avevo il compito di pulire il giardino. Quando, con la grande scopa di bambù, sono arrivato sotto il glicine ho trovato un tappeto di fiori caduti durante la notte, dopo che il sole del giorno prima li aveva colpiti a morte. Ciò accade, a questi fiori effimeri e profumati, quando ad una giornata particolarmente piovosa segue un giorno di sole cocente. Le gradazioni di colore del tappeto andavano dal violetto più scuro dei fiori caduti il giorno prima a quello dei fiori appena caduti, color glicine appunto. Fosse stato per me non li avrei toccati, ma la gente avrebbe soltanto detto che sotto il glicine era tutto sporco e che il nostro giardino non era curato. Ho iniziato allora a scoparli ed ho avuto la precisa sensazione che fossero i giorni della mia vita, ed io fossi il tempo. Ce n’erano di più chiari e freschi e vivissimi, di più scuri ma ancora belli o disfatti dalla pioggia e dal sole. Li ho raccolti nella carriola e volevo destinarli a un compito nobile, a farne terriccio per dar vita ad altre piante, ad altri fiori. Ma qualcuno, allontanatomi per un attimo, forse con la buona intenzione di darmi una mano, li ha portati via, gettandoli chissà dove, spariti nel nulla.
Che fosse il maligno?

In un paese di mare che è impresso nel mio cuore

Umberto Kühtz

inedito

s.d.

[…] In un paese di mare che è impresso nel mio cuore come l’immagine di una persona cara dall’infanzia, il cimitero è oltre la ferrovia. Quasi che il paese, per sua natura annoiato, ma sensibile, voglia fare una separazione netta fra cittadini vivi e cittadini morti. Il viale che mena, tortuoso, al camposanto è immerso negli ulivi ed è limitato ai bordi da un basso muro di sassi: e presenta in vicinanza del camposanto il passaggio a livello le cui sbarre bianco-rosse sono comandate dalla stazione vicina. Le sbarre avvisano dell’abbassarsi con un suono metallico ritmato. È un suono che si avverte nella quiete della notte: sembra la campana menata dalla mano leggera di un bimbo per mandare il messaggio (saluto) dei morti al paese addormentato.